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Una Avventura Estrema - 88 ore tempo max, 600 km e 11000 metri di dislivello: NATURAID
Inserito il: 23-04-2007
Parole chiave:
Sport:
Amante della mountain bike, ma soprattutto delle emozioni che ne derivano, ho deciso di affrontare una gara unica nel suo genere e una delle più estreme al mondo:
Il Naturaid in Marocco.
In un ambiente davvero speciale, il percorso di 600 km e 11000 metri di dislivello attraversa l'importante catena montuosa dell'Alto Atlante fino a 2900 metri, da percorrere in completa autosufficienza nel tempo limite di 88 ore.
Inizio la fase di preparazione, non solo fisica, ma anche per la scelta e selezione dell'equipaggiamento, del cibo e della modalità di trasporto dei bagagli alcune settimane prima. E' per un caso che mi trovo a parlare con Massimiliano, informatore per la Ethic Sport. Gli chiedo quale possa essere l'integrazione più appropriata per affrontare una gara del genere. Con estrema professionalità Massimiliano mi prepara una scheda tecnica individuando prodotti e dosaggi idonei. Mi consiglia di assumere il Pre-Gara endurance per massimizzare la resistenza, da prendere ad intervalli di 8 ore; flaconi di Energia rapida alternati alle barrette per avere energia in modo duraturo; Performance sete per reidratare al bisogno. Ad ogni sosta presso i check points mi consiglia di assumere Recupero per favorire lo smaltimento dei cataboliti prodotti.

Alle 4h e 10min del 7 novembre l'avventura inizia...
Siamo ad Azilal, a 1364 mt di altitudine.
Guardo il cielo nella speranza di vedere le stelle ma un attimo dopo il ticchettio delle prime gocce di pioggia mi dice che le previsioni del tempo erano corrette: coperto con pioggia.

Fino a quel momento non avevo considerato che quest'avventura poteva nascondere imprevisti che non avrei mai immaginato di dover vivere.
Presto ci si lascia alle spalle la città mentre il respiro inizia a divenire affannoso. Le andature dei concorrenti sono diverse così come lo sono gli intimi obiettivi, i pensieri e le emozioni.
La pista in asfalto finisce a 2320 mt dopo circa 30 km e 1000 mt di dislivello. Piove e c'è un leggero fango. Si sale il primo passo a 2774 mt nella nebbia. Poco dopo la seconda difficoltà a 2650 mt di altitudine, la salita è impegnativa e la pioggia incessante. Affronto lentamente, per non prendere troppo freddo, i 16 km della discesa spettacolare verso il check point 1, dove arrivo con le mani e gli arti intirizziti dal freddo.
Vengo accolta da un pentolone di zuppa calda e dal fuoco acceso: un'emozione piccola ma tremendamente forte. Sciolgo due bustine di Recupero nel tè caldo. Prima di ripartire escogito un'estemporanea tecnica di sopravvivenza: mi avvolgo sotto gli indumenti le gambe e i piedi con dei ritagli di una coperta di sopravvivenza. Mi eviterà di cadere nelle ore successive in crisi ipotermica.
Supero alcuni guadi e torrenti che si formano e scendono in canali dalle montagne di argilla scaricando fango rosso. Nella nebbia e sotto continui violenti acquazzoni, proseguo verso il CP2, dove arriverò immersa in un silenzio tremendamente forte all'una di notte.
Il CP2 si trova in un piccolo gite d'etape. Un piatto di riso caldo, un'omelette e del tè alla menta bollente funzionano da ottimi ricostituenti per la testa e per le gambe. Riempio la borraccia con due bustine di Pre-gara e riparto verso le 3 della notte in una nebbia fittissima.
In discesa, oltre all'aria che batte sul corpo, sento solo lo stridore dei freni e l'abbaiare di qualche cane. Alle prime luci dell'alba arrivo al CP3, dove trovo ad accogliermi una famiglia berbera che mi offre una zuppa di legumi e mi offre il conforto di qualche coperta e di un giaciglio.

Dormo un paio di ore e al mio risveglio il tempo sembra essersi messo al bello.
Riparto lungo una pista, su asfalto nella sua prima parte, che porta a 2400 mt. All'improvviso un vento freddo abbassa la temperatura, il cielo è percorso da minacciose nubi grigie. Proseguo lungo una pista sterrata e infangata. Occorre spingere la bici con le ruote bloccate dall'argilla
La pioggia si trasforma in grandine, il sentiero diventa un fiume denso di fango, la bici non ne vuole sapere di andare avanti né indietro. Il freddo comincia ad essere anche più intenso della stanchezza. Le ore trascorrono. Cerco di alimentarmi per reggere lo sforzo, ma riesco ad assumere solo Energia Rapida: è la sola cosa che riesco ad assimilare.
La progressione diventa lentissima e scende il buio. Cadono dei fulmini. Non si può avere neppure il conforto di un rifugio sotto un albero. Il vento diventa sferzante e taglia il volto. Il film non cambia nel momento in cui la pista inizia a scendere. Il fango è lo stesso anche se le precipitazioni sono cessate. Le ruote non girano e la stanchezza prende il sopravvento. Non rimane che cercare rifugio sotto un albero e rannicchiarsi nel sacco a pelo. Tutti gli indumenti sono bagnati e si arriva al gesto estremo di fare pipì in una borraccia per fare riprendere la circolazione nelle dita delle mani. Non piove più, ma fa molto freddo, c'è vento e siamo a 2000 mt di quota. E' la notte più lunga della mia vita.
Alle prime luci dell'alba il cielo si ricopre minacciosamente. Occorre rimettersi in marcia.
Mai arrendersi''ci aveva avvertito Maurizio, il Direttore di gara.
In questi momenti l'andare avanti diviene una sfida alle proprie capacità. Adotto la progressione a bruco: porto avanti le borse per 100 metri poi la bici e così vado avanti cercando di uscire da questa situazione di grande incertezza. Arrivo così ad un corso d'acqua largo una decina di metri da attraversare. Finalmente riesco a raggiungere il CP4.
Mi accoglie un intero villaggio berbero in festa. Il sorriso dei bambini che battendo le loro mani contro le mie, sfiorando il mio palmo con le dita, sembrano quasi volermi dire "lieto di averti incontrato".
Dopo una sosta di un paio d'ore riparto verso il CP5. Mi attendono 60 km di salita ininterrotta. Scende la notte. Il freddo è pungente, blocca il respiro e sembra entrare dentro il corpo.
Arrivo stravolta dalla stanchezza verso le due di notte. C'è un letto "vero" dove riesco a dormire un paio d'ore.
Suona la sveglia. Mancano a questo punto 208 km da percorrere entro 15 ore.
Per raggiungere il CP6 devo superare 20 guadi con l'acqua fredda alla coscia. Sono davvero al limite delle mie possibilità ed è solo il desiderio fortissimo di arrivare che mi "tira fuori" le ultime forze. Riesco ad assumere solo i flaconi di Energia rapida.
Sono le 19h e 50min del 10 novembre. Stravolta dalla fatica, dalla contentezza e dal dolore porto a termine la mia gara.
Appena passato il traguardo mi accascio al suolo :l'adrenalina che mi ha dato la forza per raggiungere l'obiettivo mi abbandona e mi lascia priva di sensi.
E' stato veramente un grande Naturaid: 23 biker partenti e 11 arrivati.
Ognuno di noi ha avuto una sua gara e ognuno ha avuto una sua vittoria.
******
Oggi non ricordo più la fatica e il freddo, la nausea del cibo ingerito per forza perché qualcosa di più grande li ha velati e li nasconde alla memoria.
Grazie a chi ha pedalato, dormito, mangiato, sorriso, pianto, sofferto, sperato con me.
Grazie a chi mi ha seguito da casa.
Grazie a Massimiliano e alla EthicSport.
Grazie al negozio WMTech di Santa Giuletta.
Grazie a Marco Maggi e Sport Energy.
Grazie a Ezio Cancelli, il mio meccanico.
-
Grazie
Ausilia Vistarini
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