
Il rugby è ancora relegato alla definizione di sport minore; spesso viene considerato uno sport brutale, ignorando che ha origini ben più nobili di tante altre discipline. Lo svolgimento dei campionati mondiali appena trascorsi in Francia e la conoscenza, da parte del grande pubblico, degli atleti della nostra rappresentativa ne ha restituito un’immagine nuova, fatta di ragazzi intelligenti, dediti al sacrificio e di una correttezza sportiva esemplare.
Al centro sportivo “Memo Geremia”, la casa del Petrarca Rugby, incontriamo oggi alcuni degni rappresentanti della squadra Padovana, società con un palmares impressionante: 49 titoli nazionali vinti in sessant’anni di storia sportiva.
Nella nostra intervista incontreremo: il capitano Nicolas Galatro ( 33 anni argentino), Alvaro Lopez (27 anni argentino), e Stefano Canale (21 anni italiano).
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Ciao ragazzi, cos’è che vi ha spinto a praticare una disciplina così dura e con poca “gloria” se paragonata a quella dei vostri “cugini calciatori”?Galatro: ciao Filippo, mi hanno avvicinato al rugby i miei famigliari. Già mio padre e mio nonno giocavano nella squadra locale, l’Olivos di Buenos Aires.
Lopez: mio padre e tutta la mia famiglia sono sempre stati legati al mondo del rugby, in particolare alla nostra squadra locale Cardenales di Tucuman.
Canale: rispondo come i miei compagni. Forse la risposta può essere banale, ma avendo origini argentine posso dire che in Argentina il rugby è uno sport molto seguito e praticato.
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Alcuni di voi provenite da altre nazioni, perché avete scelto l’Italia? Come vi trovate nel nostro Paese?
Galatro: nel mio caso è l’Italia che ha scelto me. Quando ero in Argentina, un procuratore italiano mi contattò facendomi un’offerta. In poco tempo presi una decisione e mi trasferii nel vostro paese cominciando a giocare per la primavera della Lazio. In Italia mi trovo veramente bene.
Lopez: la mia idea era di diventare professionista, considerato che in Argentina il rugby è uno sport amatoriale mi sono orientato verso L’Italia per opportunità burocratiche.
Ho iniziato a giocare nel Benevento Rugby, e ora l’Italia la considero la mia seconda casa.
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Ciascuno di voi può descrivere in maniera sintetica il ruolo che ricopre in campo?
Galatro: il mio ruolo è quello di terza linea. Inizio dicendo che il mio è un ruolo con tanto lavoro e poca gloria. Il mio compito è quello di placare l’avversario e recuperare palloni fermando il gioco avversario. Sono una specie di jolly a sostegno di tutta la squadra.
Lopez: io faccio l’ala, e devo correre e correre sia in attacco che in difesa, cercando di finalizzare e aprire il gioco della squadra lateralmente.
Canale: il mediano di mischia gestisce il gioco degli avanti, ossia i compagni più robusti.
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Com’è la vostra giornata tipo di allenamento?
Tutti e tre: te la riassumiamo settimanalmente: facciamo sette allenamenti a settimana, dal lunedì al mercoledì con doppia seduta. Gli allenamenti possono essere sia tattici, con studio schemi, che fisici secondo le indicazioni del mister. Facciamo anche delle sedute in palestra.
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Quanto peso ha l’alimentazione, quanto le doti personali e quanto l’allenamento, per eccellere in una disciplina così dura?
Galatro: io penso, in sintesi, che ci sia una giusta ripartizione tra queste tre componenti perché sono tra loro collegate.
Lopez: per me contano maggiormente le doti personali, perché nell’alimentazione e allenamento si può senz’altro migliorare. Se si hanno doti naturali sicuramente ci si può fare largo in questo sport.
Canale: per fare il professionista è importante trovare un’ equilibrio tra queste voci, sicuramente le doti personali sono importanti.
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Il rugby è uno sport poco praticato dai ragazzi: come mai? Cosa può scoprire di bello chi si avvicina a questa disciplina? C’è un’età “giusta” per cominciare?
Galatro: beh è poco praticato qui da voi, ma in Argentina non è così. Gli italiani forse sono più presi dal calcio. Io consiglio di iniziare a cimentarsi da 10 anni, così si può comprendere il vero spirito del rugby che diventa anche uno stile di vita.
Lopez: l’età giusta per cominciare è attorno ai 8-10 anni. Forse è poco praticato perché si pensa che sia uno sport troppo violento. Nel rugby si possono trovare nuovi amici perché la squadra diventa una grande famiglia.
Canale: sull’età concordo con Nicolas e Alvaro. Questo sport è poco praticato perché è un po’ rude, e non devi aver paura di sporcarti o graffiarti. Si può trovare, e lo sottolineo, un’ ambiente puro e semplice.
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L’ombra del doping si affaccia ormai ovunque in tutti i settori dello sport professionistico. Anche il rugby risente di questa piaga?
Galatro: si, se ne sente è inutile nasconderlo. Io sono dell’idea, però, che i controlli antidoping dovrebbero essere più frequenti.
Lopez: certamente che c’è il doping. Siccome in Italia il rugby non è ancora ai livelli di altre nazioni, il problema non è portato alla ribalta.
Canale: anch’io ne ho sentito parlare, ma non ho altre informazioni. Come per Nicolas, concordo per maggiori controlli.
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Come avete conosciuto EthicSport? Cosa pensate di questa linea di integrazione?
Galatro: l’ho conosciuta , nella fase di preparazione estiva. Dei prodotti che ho provato, il maggiore riscontro l’ho avuto da Energia Rapida che uso in gara tra il primo e secondo tempo.
Lopez: ho sentito parlare di EthicSport dai medici della squadra. Mi trovo bene con il Recupero, perché mi aiuta a recuperare dopo allenamenti e partite dure. Sono curioso di testare la nuova Energia Rapida Professional.
Canale: mi ha consigliato i prodotti Nicolas. Utilizzo Pre-Gara Dynamic e il Recupero, quest’ultimo mi ha dato un buon riscontro.
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Quali sono i vostri obiettivi per la stagione in corso?
Galatro: vincere più partite possibili, altro non penso.
Lopez: mi piacerebbe che il Petrarca arrivasse ai play-off, e poi giocarcela al meglio. Ora siamo primi, e penso che la squadra può migliorare ulteriormente.
Canale: confermare i risultati dell’anno scorso e arrivare in finale. Personalmente spero di diventare una parte fissa e quindi titolare.
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Grazie ragazzi, per il tempo dedicatoci. In bocca al lupo per tutte le competizioni che vi attendono e complimenti per l’immagine che date al vostro sport!
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Intervista di Filippo Damiani