Gli integratori idro-salini si possono dividere in tre gruppi a seconda della pressione osmotica generata dalla loro concentrazione di elettroliti e di carboidrati. Si distinguono quindi bevande ipotoniche, isotoniche o ipertoniche. La concentrazione dei soluti si può misurare in milliosmoli per litro (mOsm/l) ed è chiamata Osmolarità; le bevande isotoniche hanno una concentrazione simile a quella del plasma sanguigno (circa 300 mOsm/l), passano abbastanza rapidamente attraverso lo stomaco e vengono velocemente assimilate nell'intestino; si possono assumere in ogni circostanza che non sia un particolare impegno fisico con intensa sudorazione. Le bevande ipertoniche (con osmolarità maggiori di 300
mOsm/l) sono più concentrate del plasma, si assimilano lentamente, se non opportunamente diluite; la presenza di molti carboidrati le rende particolarmente utili per ripristinare le riserve energetiche piuttosto che i liquidi persi. Le bevande ipotoniche (con osmolarità minori di 300 mOsm/l) sono indicate durante lo sforzo, in quanto transitano con la massima rapidità nello stomaco, hanno forte potere reidratante e vengono assimilate molto rapidamente nell'intestino.
La sigla RDA sta per Recommended Daily Allowance, che significa "dose giornaliera consigliata" mentre i LARN sono i Livelli di Assunzione Raccomandata di Nutrienti.
Le fibre alimentari si dividono in due grandi gruppi: fibre solubili (come le pectine, che si trovano nella frutta) e fibre insolubili (come la lignina che si trova nella struttura delle verdure). Il mondo vegetale è sicuramente quello in cui si trova maggior quantità di fibra alimentare.| Alimento | Fibra (g/100g) |
| Fagioli secchi | 15,8 |
| Lenticchie secche | 13,8 |
| Ceci secchi | 13,2 |
| Prugne secche | 8,40 |
| Fiocchi d'avena | 8,29 |
| Castagne fresche | 7,30 |
| Pane Integrale | 6,51 |
| Pasta integrale | 6,40 |
| Piselli freschi | 6,25 |
| Carciofi | 5,50 |
| Pane | 3,18 |
| Pere | 2,90 |
| Pasta | 2,70 |
| Melanzane | 2,60 |
| Spinaci | 1,90 |
| Lattuga | 1,50 |
Sebbene questa sia una delle credenze più radicate nella cultura dello sportivo medio -soprattutto in chi fa discipline tecnico compositorie, come il pattinaggio, la ginnastica e trovi credito in particolare tra le atlete, tuttavia non trova alcun riscontro scientifico sostenibile. Il destino dei carboidrati assunti dipende da tantissimi fattori quali: l'esercizio fisico svolto prima e dopo la loro assunzione, la natura dei carboidrati stessi, ciò che si mangia insieme ad essi all'interno dello stesso pasto e tanti altri.
Tutti e tre i timing di assunzione sono possibili nell'assunzione delle proteine, tuttavia, a seconda della finalità di assunzione, si può scegliere una delle tre:
- a colazione: ideale per chi voglia aumentare la quota proteica della propria dieta senza appesantire la digestione del primo pasto della giornata e senza apportare modifiche sostanziali al regime alimentare;
- nel post-allenamento: utile per ottimizzare il
recupero muscolare dopo l'allenamento, in sedute estremamente impegnative per prevenire il catabolismo muscolare;
- la sera prima di andare a letto: utile, da effettuare a cicli in periodi di grande carico atletico quando si lavora la potenza esplosiva in particolare, per fornire nutrimento al muscolo per un'opportuna crescita della massa magra.
Le più recenti acquisizioni in materia di supplementazione proteica consigliano l'assunzione di proteine ad alto valore biologico, preferibilmente derivanti dal siero del latte con l'addizione di una piccola aliquota di caseinato di calcio.
Gli amminoacidi ramificati fanno parte dell’importante sottogruppo degli "essenziali", cioè quelli che il nostro organismo non riesce a sintetizzare, ma deve necessariamente assumere da fonti esterne. Sono denominati ramificati gli amminoacidi Leucina (LEU), Iso-leucina (ISO) e Valina (VAL). La Leucina è l'amminoacido essenziale presente nelle proteine, importante per la produzione di energia nell'esercizio fisico, è tra i BCAA quello più utilizzato dal
tessuto muscolare, sia al lavoro che a riposo: è vincolante nella sintesi proteica, captato e metabolizzato direttamente nel tessuto muscolare. Anche l'Iso-Leucina e la Valina hanno valenza sia energetica che anabolica e vengono direttamente metabolizzati all'interno del muscolo.
I rapporti tra questi nutrienti dovrebbero essere: 2(LEU):1(ISO):1(VAL)
IMC o, in inglese BMI, significa Indice di Massa Corporea (Body Mass Index) è il rapporto tra peso corporeo e altezza al quadrato. Mediante questo valore si può avere una valutazione sommaria presunta della composizione corporea; l’Organizzazione Mondiale della Sanità usa questo parametro per definire la condizione di sottopeso, normopeso, sovrappeso e obesità negli adulti. Recentemente i valori sono stati unificati per uomini e donne:
• IMC minore di 18,5 = sottopeso
• IMC compreso tra 18,5 e 24,9 = normopeso
• IMC compreso tra 25 e 29,9 = sovrappeso
• IMC maggiore di 30 = obeso
Sì! Le acque più ricche di minerali hanno un residuo fisso di circa 1,5g di sali minerali per litro. Una borraccia di queste acque può apportare circa 0,75g di sali minerali totali dove la maggior parte è costituita da calcio carbonato. Un buon integratore idrosalino glucidico ipotonico apporta almeno 2g di sali minerali per borraccia. Il vantaggio ulteriore di un prodotto di
questo tipo è l’apporto selezionato di sali minerali (sono infatti presenti solo quelli utili per l’attività sportiva, come il potassio, il magnesio, il sodio..) e di carboidrati (che rappresentano un’ottima fonte di energia durante la gara).
Anche se per attività di durata e intensità modesta una buona acqua minerale può essere sufficiente, per attività intense e prolungate il vantaggio dell’assunzione di un buon integratore idrosalino glucidico è tangibile.
muscoli impiegati nell'attività fisica non dipendono dalla natura dello sforzo (cioè se lo sforzo è di resistenza o di potenza) ma dalla sua tipologia :una flessione, ad esempio, coinvolge sempre il muscolo flessore interessato, che essa sia ripetuta più volte a carico moderato (quindi in uno sforzo di resistenza) o una sola volta a carico massimale (cioè in un lavoro di potenza). La composizione interna del muscolo, tuttavia, rende più adatta la struttura a sforzi dell'uno o dell'altro tipo: il muscolo può essere costituito infatti da fibre rosse (o di tipo I), con alta densità di mitocondri e povere in ATP-asi, che sono adatte a realizzare sforzi frequenti ma di intensità modesta, oppure da fibre bianche (o di tipo II), con bassa densità di mitocondri ma ricche in ATP-asi, adatte a realizzare sforzi intensi ma poco frequenti. L'allenamento può contribuire a variare sensibilmente la natura del muscolo.
I sali minerali fanno parte della classe dei micronutrienti. A seconda del loro fabbisogno nell'organismo vengono suddivisi in macroelementi, microelementi e oligoelementi; in tutti i casi si tratta di nutrienti la cui presenza deve restare in un range abbastanza ristretto. Una carenza di minerali può provocare problemi seri, anche la loro abbondanza non è gradita all'organismo. Nel corpo umano rappresentano circa il
6% del peso corporeo e hanno diverse funzioni regolatorie.
Per quanto concerne l'attività sportiva, i minerali Na (sodio), K (potassio) e Mg (Magnesio), che sono chiamati anche elettroliti, sono importantissimi per il lavoro muscolare: la loro presenza nel muscolo modula la presenza di liquidi, permette la trasmissione dell'impulso nervoso e interviene direttamente nella contrazione e decontrazione muscolare. Poiché con l'attività fisica intensa si suda abbondantemente, perdendo così liquidi ed elettroliti, è bene reintegrarli per evitare di andare incontro a perdite che potrebbero compromettere le prestazioni ed il recupero.
Le proteine hanno innumerevoli funzioni nel nostro organismo: dalla ricostruzione dei muscoli a quella dei tessuti ed annessi cutanei (pelle, tendini ma anche capelli e unghie), funzioni di trasporto (come l'emoglobina) o di protezione (le immunoglobuline), inoltre po
ssono avere anche funzione energetica.
Chiaramente il loro apporto alimentare non può mai essere escluso ma nello sportivo, in cui il turn-over proteico è ampiamente dimostrato essere maggiore che nei soggetti normali, rivestono un ruolo importantissimo e devono essere apportate in maniera adeguata, rapportata alla tipologia, alla frequenza e all'intensità dell'attività stessa.
Le maltodestrine sono polimeri del glucosio, ovvero dei composti formati da catene più o meno lunghe di molecole di glucosio.
che la loro natura polimerica fa sì che rilascino questo carboidrato di cui sono formate in maniera graduale, fornendo quindi energia in maniera costante senza alzare eccessivamente la glicemia!
Occorre innanzitutto chiarirsi le idee su quello che è "prodotto naturale" o di sintesi. I prodotti di sintesi sono molecole che vengono costruite a partire da alcune materie, perché in natura non esistono se non in quantità bassissima. I processi di sintesi sono in genere molto costosi e non sono giustificati per la creazione di alimenti o integratori. Diversa è l'estrazione di alcuni componenti da prodotti naturali esistenti in natura. Questo è un procedimento che parte da materie prime naturali per estrarne solo la parte interessante. E' il caso, ad esempio, delle proteine in polvere, che possono essere estratte dal latte, o le maltodestrine dal mais, o ancora degli oli essenziali dalle piante!
Pur non essendoci una vera e propria definizione di ciò che è "prodotto naturale", tuttavia si intende con questo termine un prodotto che genericamente derivi direttamente dalla natura. Non sono i processi di sintesi o di estrazione a poter creare danni a lungo termine, ma eventualmente i contaminanti ed i residui di impurezze presenti in ciò che si assume. Sia che siamo di fronte ad un alimento, ad un prodotto naturale o ad un integratore, prodotti di qualità eccellente costituiti di materie prime di ottima qualità da fornitori certificati ed autorizzati garantiscono la salubrità di ciò che si assume mentre origini dubbie di alcuni alimenti o integratori possono rivelarsi anche dannose.
Una delle fonti energetiche maggiormente usate nelle prestazioni di endurance è rappresentata proprio dai lipidi plasmatici. Quando si svolgono attività a bassa intensità per un tempo prolungato il consumo dei grassi aumenta.
Alcuni pensano che in inverno occorra bere meno, visto che si ha la percezione di sudare molto meno. In realtà l'organismo perde liquidi non solo attraverso la sudorazione e la traspirazione ma anche attraverso la stessa respirazione.
Nel periodo invernale peraltro la sete viene avvertita, soprattutto nel ciclista, m
olto di meno rispetto ai mesi estivi e questo rende facile la comparsa di fenomeni legati alla carenza di liquidi, come i crampi e la difficoltà a mantenere buoni standard prestativi.
Sì! L'alcol apporta 7 kcal/grammo e pur fornendo tante calorie non può essere considerato un nutriente energetico visto che il nostro organismo non è in grado di immagazzinarlo. Per cui, a seguito della sua ossidazione nel fegato per la produzione di energia immediata, l'eccesso di questa molecola produce tossine pericolose che possono causare gravi problemi alla salute. Nelle bevande l'alcol non viene espresso in grammi ma in gradi.
Per semplicità si può dire che un litro di bevanda con 1 grado (1°) apporta (grazie al solo alcool presente) circa 55 kcal. Questo significa che una birra media con un grado alcolico tra i 6° e gli 8° può contenere alcool per circa dalle 110 alle 140 kcal
Quando si parla di pasto pre-gara si intende normalmente "pre-esercizio". Quello che si deve ottenere dal pasto è un ottimale intake di nutrienti e questo vale sia per la gara che per l'allenamento. La gara è però sensibilmente più "imprevedibile" (soprattutto negli atleti el
ite) rispetto all'allenamento. In questo caso è bene privilegiare la facilità di digestione e curare al massimo la pre-idratazione.
Non esistono, nello sportivo, particolari controindicazioni nell'assunzione di bevande alcoliche se si è in buona salute. Occorre tenere presente, tuttavia, che l'alcol è una fonte calorica che per il suo metabolismo affatica parecchio l'organismo, in particolare il fegato e che quindi va consumato con moderazione e sicuramente non in prossimità dell'attività sportiva.
Innanzitutto occorre chiarire che il dimagrimento non è mai imputabile a un fattore solo; in particolare, a dispetto dei messaggi pubblicitari associati ad alcuni prodotti, è bene sapere che nessun integratore ha poteri miracolanti.
Detto ciò, all'interno di un opportuno programma di alimentazione ipocalorico, l'uso di integratori può risultare utile per permettere un apporto di nutrienti a sostegno della dieta e anche, in alcuni casi, a limitare il senso di appetito e coadiuvare quindi la perdita di peso.
Durante l'attività sportiva l'organismo richiede generalmente quantità di ossigeno (e quindi di aria) molto superiori del solito e in diversi atleti c'è l'istinto di respirare profondamente a bocca aperta. In questa maniera si riescono a convogliare maggiori quantità di aria nei polmoni in meno tempo rispetto alla respirazione attraverso il naso. Attenzione però, respirando a bocca aperta si fa arrivare l'aria fredda (soprattutto nel periodo invernale) direttamente alla gola ed alle prime vie respiratorie, facilitando in questo modo flogosi con conseguenti mal di gola e possibili bronchiti. E' quindi sempre preferibile (soprattutto nelle fasi aerobiche) inspirare con il naso per riscaldare l'aria prima che raggiunga i bronchi ed i polmoni.
La sete non è un indice attendibile del reale bisogno idrico del corpo, soprattutto quando si fa sport. In più la sete è aspecifica e non comunica ciò di cui ha realmente bisogno il nostro corpo. Bere piccole quantità di liquidi a intervalli regolari durante l’attività sportiva permette di prevenire (o almeno ritardare) la disidratazione e di conseguenza mantenere un’alta capacità prestativa.
Talvolta si tende a pensare che in inverno occorra bere meno, visto che si ha la percezion
e di sudare molto meno. In realtà l'organismo perde liquidi non solo attraverso la sudorazione e la traspirazione, ma anche attraverso la stessa respirazione.
Nel periodo invernale peraltro la sete viene avvertita, soprattutto nel ciclista, molto di meno rispetto ai mesi estivi e questo rende facile la comparsa di fenomeni legati alla carenza di liquidi, come i crampi e la difficoltà a mantenere buoni standard prestativi.
L'indice glicemico è un valore associato alla capacità di un alimento di rilasciare glucosio nel sangue a seguito della sua assunzione. Alimenti con alto indice glicemico (come gli zuccheri semplici contenuti, ad esempio, nei dolci) sono in grado di trasferire nel sangue alte quantità di glucosio in poco tempo, che possono generare un conseguente rilascio di insulina e un conseguente calo ipoglicemico (ipoglicemia reattiva).
Gli zuccheri con basso indice glicemico rilasciano poco glucosio per volta, fornendo energia in maniera frazionata, senza stimolare la cessione di insulina. Nello sport, in cui si cerca di avere sempre energia disponibile, è importante considerare l'indice glicemico degli alimenti, controllando l'assunzione di prodotti ad alto indice glicemico prima e durante l'attività ed assumendone eventualmente con moderazione dopo l'allenamento o la gara.
Gli integratori, come dice la parola stessa, integrano la dieta ove vi sia una carenza, o dove il fabbisogno di determinati nutrienti aumenti. In particolare, nell'attività sportiva, l'integrazione non è utile unicamente a chi effettua gare, ma può essere un valido complemento di nutrienti a tutti quelli che effettuano sforzi fisici.
Gli integratori (che siano di carboidrati, di proteine, di vitamine, di sali minerali, o di ferro...) sono utili per bilanciare l'aumento della richiesta fisiologica determinata dall'attività sportiva, a prescindere dall'attività agonistica, e permettono di prevenire problematiche fisiche, a patto che vengano usati nei modi e nei tempi corretti.
I carboidrati sono macronutrienti che hanno la funzione principale di fornire energia al nostro organismo. Derivano essenzialmente dal mondo vegetale e si trovano in alimenti come la farina, la pasta, il pane, le patate, la frutta, il latte. Ogni grammo di carboidrati è in grado di apportare 4kcal; le indicazioni della SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) hanno determinato nel 55% circa la percentuale ideale di questi nutrienti nella dieta dello sportivo, in quanto rappresentano la fonte energetica di più pronto utilizzo, senza generare scorie.
Gli studi legati all'insorgenza di arteriosclerosi e di problemi cardiaci in soggetti che assumono eccessive quantità di carni, hanno fatto sì che negli ultimi anni ci fosse una sorta di "crociata mediatica" verso le carni di origine bovina.
Il contenuto di colesterolo e di grassi saturi presenti nelle carni rosse ha orientato le scelte della comunità scientifica a favore delle cosiddette "carni alternative" tra cui il pollo, il tacchino, il coniglio.
E' indubbio che queste ultime hanno un minor contenuto di grassi saturi e di colesterolo, ma metterle addirittura in contrapposizione con altri alimenti parlando di "carni buone" e "carni cattive" è assolutamente sbagliato! In una dieta bilanciata occorre equilibrio e varietà: anche tra le carni non è bene adottarne solo una qualità, ma variare la loro tipologia frequentemente.
Il fabbisogno calorico di un atleta dipende da tantissimi fattori, i più importanti dei quali sono l'età, il peso, la tipologia di attività svolta ed il numero di ore dedicate all'allenamento. Un esagerato apporto calorico potrebbe tradursi in accumulo di adipe. La responsabilità degli integratori è davvero minima, occorre valutare bene tutti gli alimenti assunti. Ovviamente, ogni volta che si assume uno o più integratori bisogna ponderare anche il loro apporto calorico nella dieta giornaliera.
Per evitare di ingrassare è bene seguire una dieta bilanciata valutando con attenzione l'introito calorico di ogni alimento assunto.
La carenza di ferro abbatte notevolmente la capacità prestativa dell'atleta di resistenza perché questo importante minerale si lega all'emoglobina che, negli sport come il ciclismo o il podismo, si consuma in grandi quantità per l'enorme mole di lavoro che fanno i globuli rossi: questi hanno l'importantissimo compito di trasportare ossigeno ai muscoli e rimuovere da lì l'anidride carbonica; durante questo lavoro si usurano, si distruggono e serve una adeguata quantità di ferro per rigenerarli. La mancanza di ferro quindi rallenta notevolmente questo processo e di conseguenza incide negativamente sulla capacità dell'organismo di trasportare ossigeno ai tessuti. Una dieta non adatta all'attività sportiva e allenamenti troppo intensi possono portare a questo problema per cui è sempre consigliabile consultare un Nutrizionista Sportivo qualificato e un preparatore che proponga sedute di allenamento adeguate alla condizione atletica raggiunta.
Sì! Sappiamo da numerosi studi quanto il pesce sia utile nell'alimentazione anche per la presenza degli acidi grassi della serie Omega3.
Certamente sì!
Un costante e moderato lavoro aerobico può aiutare senz'altro a smaltire i chili in eccesso e riportare l'organismo al peso ideale. Indicativamente, un'attività di resistenza della durata di 30-60' tre o quattro volte alla settimana rafforza il sistema cardiocircolatorio, aiuta lo smaltimento dei grassi e mantiene una buona qualità di vita.
E' molto importante sapere che non è la stessa cosa distribuire 3-4 ore di allenamento in una settimana o farle tutte in un'unica seduta: la distribuzione del lavoro nel corso della settimana permette un migliore raggiungimento del peso ideale.
E' ormai appurato in fisiologia come l'accumulo di creatina fosfato nel muscolo possa essere ottenuto tramite l'integrazione di creatina.
iente anche nelle attività di endurance, indicando che può essere utile nel mantenimento della capacità ossidativa del muscolo. Ricordiamo che la creatina rappresenta la "moneta di scambio" del muscolo per ripristinare le riserve di ATP negli sforzi massimali.
Non è tanto uno sport a fare consumare calorie ma quanto intensamente viene praticato. Il peso corporeo e l'età, inoltre, incidono sensibilmente su questo parametro.
L'acido lattico è una molecola prodotta dal nostro organismo quando lo sforzo viene eseguito in condizioni di scarsità di ossigeno. In parole povere, quando lo sforzo è molto intenso, sopra la cosiddetta soglia anaerobica ventilatoria, viene prodotto l'acido lattico. Questa molecola, che si origina della glicolisi in condizioni anaerobiche, cambia l'acidità del muscolo e in quantità elevate ostacola la sua funzionalità, causando dolore e anche crampi.
Quando durante l'allenamento si ha un'abbondante sudorazione, il peso corporeo rilevato dopo la seduta è ovviamente molto inferiore al peso di partenza a causa dell'acqua persa attraverso la traspirazione. Questo calo ponderale andrebbe limitato il più possibile per evita
re di trovarsi in stato di disidratazione: a questo proposito è importantissimo reidratarsi in maniera regolare, soprattutto nel periodo estivo, con bevande ipotoniche e bevande energetiche al fine di ripristinare liquidi, energie e sali minerali prontamente.
La caffeina è un alcaloide naturale presente in alcune piante tra cui il caffè, il cacao, il te. Appartiene alle classi degli stimolanti e sulla sua efficacia ci sono tanti importanti studi che ne testimoniano l'attività. Viene assorbita nello stomaco ed entra molto velocemente da lì in tutti i fluidi corporei. L'effetto più noto della caffeina tra gli sportivi è la capacità di ritardare temporaneamente la sensazione di fatica. Dal 2003 è stata depenalizzata e non appartiene più alla Prohibited List della WADA. Riguardo ai miti legati alla caffeina è utile sottolineare che ad oggi non ci sono evidenze scientifiche che possano dimostrare che la caffeina crei dipendenza o aumenti il rischio di malattie cardiovascolari. Tutta la comunità scientifica pare in accordo che un moderato consumo di caffeina (entro i 300mg/die) non rappresenti alcun rischio per la salute.
Per uno sportivo digerire bene è fondamentale per poter assimilare efficacemente tutti i nutrienti utili per la sussistenza, il mantenimento e la ricostruzione dell'organismo. La fibra alimentare contribuisce al funzionamento ottimale del nostro intestino, parte fondamentale del nostro apparato digerente.
Nella nutrizione non esistono trucchi e perdere velocemente il grasso in eccesso non è possibile. Anche se un organismo perdesse molto peso in poco tempo, questo calo non dipenderebbe da un consumo di massa grassa ma da perdita di liquidi intra ed extra cellulari; liquidi che, non appena le condizioni dell'organismo mutino nuovamente, verrebbero immediatamente riassorbiti.
Camminare e correre sono due attività fisiche diverse, con finalità, richieste energetiche e impegno differente.
Camminando si impegna il fisico in maniera moderata e l’attività può essere prolungata per diverse ore, promuovendo il consumo lipidico; la corsa è un’attività senz’altro più impegnativa e traumatica per l’organismo (in particolare per le articolazioni), normalmente può essere condotta per un tempo più breve rispetto alla camminata e ha una richiesta energetica che viene soddisfatta, in genere, da una miscela di glicogeno e lipidi.
Non è però così immediato come potrebbe sembrare l’assunto che camminando si dimagrisce, correndo no! A chi ripone nella camminata la speranza di perdere tutto il grasso in eccesso va detto che camminare e basta, senza variare la tipologia di attività fisica, porta rapidamente il corpo ad adattarsi al lavoro, senza averne benefici tangibili. Le più moderne acquisizioni in materia di metodologia dell’allenamento indicano che alternando corsa (lenta, progressiva o con ripetute) e camminata (lenta, veloce, in pianura o in montagna) si ottengono i risultati migliori in termini di benessere e dimagrimento.
Vengono definiti antiossidanti alcune molecole o nutrienti (abbondanti in frutta e verdura) che hanno la capacità di combattere e contrastare lo stress radicalico generato da più fattori concorrenti (stress, raggi UVA e UVB, fumo, smog...).

L'insorgenza dei crampi può avere varia origine ma dopo un numero importante di km percorsi è facile che il problema possa essere di origine alimentare: un moderato stato di disidratazione unito a uno sforzo importante può generare facilmente insorgenza di crampi.
Che il nuotatore non sudi perché è immerso nell'acqua è una vecchia credenza; studi recenti, tuttavia, hanno evidenziato che durante un allenamento di nuoto si perdano quantità di liquidi importanti, nonostante si conduca l'allenamento all'interno di un mezzo (l'acqua della piscina o del mare) più freddo del corpo e che quindi contribuisca a mantenere bassa la temperatura corporea. Anche per il nuotatore, quindi, è auspicabile bere con regolarità acqua o liquidi ipotonici durante la seduta di allenamento, per contrastare la disidratazione
Negli ultimi anni il clima sembra essere sensibilmente variato per cui il caldo è sempre più un problema durante allenamenti e gare anche nei paesi con climi temperati. Per non rischiare di incorrere nel temibile "colpo di calore" è bene indossare capi adeguati, traspiranti e che aiutino a disperdere il calore in maniera efficace, mantenere un buono stato di idratazione reintegrando liquidi con regolarità durante la performance e alimentarsi in maniera idonea dopo lo sforzo fisico.
Quando la seduta di allenamento supera le 3 ore può essere indicato pianificare l'assunzione di alimenti solidi per "fermare lo stomaco" e prevenire l'insorgenza della cosiddetta "crisi di fame". Nella prima parte del lavoro sono indicati alimenti solidi, mentre nella seconda parte sono raccomandati alimenti energetici liquidi a rapida assimilazione. Sport Fruit rappresenta una soluzione "intermedia" tra le barrette e gli energetici: ha una consistenza maggiore rispetto ai liquidi, è infatti un prodotto masticabile, ma è molto più facilmente deglutibile di una barretta tradizionale. Oltre a rappresentare un'alternativa in gara o in allenamento a prodotti tradizionali, Sport Fruit è anche uno snack sano, adatto per spezzare la mattina o il pomeriggio anche nei giovani sportivi, visto che è co
mposto unicamente da frutta concentrata.
Quando si perde peso il metabolismo rallenta perché il corpo trasporta meno peso, quindi compie meno lavoro e di conseguenza consuma meno calorie.
La sensazione di sete post allenamento è assolutamente normale, il fisico richiede i liquidi persi durante l'attività. Diverso è se la sensazione di sete è molto forte e fatica placarsi. In questi casi è probabile che l'alimentazione che precede l'allenamento non sia stata ben bilanciata ed inoltre è anche possibile che l'idratazione durante lo svolgimento dell'attività non sia stata ottimale. Il suggerimento è di introdurre nella dieta una maggiore quantità di frutta e verdura, che naturalmente apporta liquidi, zuccheri e minerali. Durante lo svolgimento dell'allenamento è invece opportuno bere liquidi con cadenza regolare. Per le uscite un po' più lunghe, e nella stagione un po' più calda è importante mettere sempre in borraccia bevande ipotoniche, così da permettere una rapida idratazione e la restituzione di sali minerali e zuccheri.
Negli atleti che hanno sempre avuto un'alimentazione non equilibrata e irregolare, magari farcita di molti "cibi spazzatura" è facile che si radichi la convinzione che "ormai il mio corpo è abituato così... non si può fare più nulla!"
Il microcircolo è la parte dell'apparato cardiovascolare che è formato dai capillari, piccoli vasi sanguigni che trasportano ossigeno e nutrienti alla periferia dell'organismo, ovvero anche agli arti che sono coinvolti nello sforzo fisico (gambe, braccia... ma anche ai muscoli in generale).
In una società in cui l'obesità adolescenziale è in pericoloso aumento e i ragazzi sono sempre più abituati a giochi "virtuali", proporre attività fisiche "reali" è sicuramente un ottimo modo per ottenere uno sviluppo armonico del fisico del giovane e porre le basi per una vita in salute. Quando, tuttavia, un genitore si trova nella situazione di decidere quale attività sportiva proporre a suo figlio, questa domanda viene effettuata molto spesso!
Purtroppo, non vi è una regola univoca per determinare quante ore o quanta intensità dell'allenamento possa portare a uno stato di debilitazione (l'overtraining) e quindi risultare non allenante o addirittura dannosa per un soggetto, visto che i parametri in gioco sono tantissimi, dipendono strettamente dalle caratteristiche personali dell'atleta e dal suo grado di allenamento. E' comunque certo che per ogni sportivo esiste un "limite" che, se viene superato, porta rapidamente a un calo della condizione atletica e a un peggioramento drastico della capacità prestativa. Talvolta, inoltre, la voglia dell'atleta stesso di migliorarsi e di "bruciare le tappe" della preparazione non permette una sufficiente lucidità per valutare oggettivamente il proprio stato di forma: ecco perché è sempre importante, soprattutto in chi svolge attività agonistica regolarmente, seguire le indicazioni di un allenatore qualificato in grado di fornire indicazioni personalizzate, volte alla crescita o al mantenimento della condizione, al riparo dal rischio del sovrallenamento.
Chi svolge attività sportiva in maniera intensa e continuativa richiede all’organismo un trasporto di ossigeno maggiore della persona sedentaria e quindi tende a “consumare” maggiormente emoglobina e mioglobina. Per la rigenerazione di queste due molecole il nostro corpo ha bisogno di ferro, elemento che troviamo negli alimenti.
Le esigenze alimentari di un atleta, e quindi anche la natura della sua colazione, dipendono da tanti fattori, non ultimo dalla disciplina sportiva praticata. Generalmente, tuttavia, non è consigliato cambiare drasticamente le proprie abitudini proprio il giorno della gara. Molti atleti che effettuano discipline di endurance (maratona, ciclismo...) sono soliti mangiare a colazione, il giorno di gara, un quantitativo triplo (o talvolta quadruplo) di alimenti rispetto al solito; questa abitudine potrebbe risultare mal tollerata dall'organismo, abituato a gestire in quella fase della giornata altri tipi e quantitativi di alimenti.
Molte persone pensano che fare tanti pasti al giorno (3 pasti principali e 2 spuntini, ad esempio) significhi assumere tante calorie e pensano che saltare gli spuntini aiuti a limitare l'introduzione di calorie nell'organismo. In realtà effettuare spuntini a metà mattina e metà pomeriggio è, in particolare per lo sportivo, una strategia vincente per mantenere costante il livello della glicemia nel sangue, permettere un assorbimento ottimale dei nutrienti e, qualora questi piccoli pasti siano principalmente effettuati a base di frutta, fornire un importante apporto vitaminico. Inoltre saltare questi pasti può facilmente aumentare la sensazione di fame e quindi costringere involontariamente il soggetto ad assumere più calorie nel pasto successivo.
Entrambe le tipologie di prodotto sono utili in programmi di allenamento volti allo sviluppo della forza, e rappresentano un valido aiuto per la rigenerazione muscolare. La loro assunzione, ad integrazione dell'alimentazione tradizionale, può essere consigliata per fornire un maggior intake di proteine a chi ha maggior consumo di questi nutrienti.
nismo; d'altra parte gli amminoacidi ramificati sono nutrienti specifici per la ricostruzione muscolare che non affaticano il fegato.In generale, quando si vuole fornire un apporto "globale" alla dieta, nei periodi in cui si lavora la forza o la potenza (in palestra o con allenamenti specifici), le proteine sono più indicate; quando invece si vuole ottimizzare i recuperi in periodi di alto carico atletico, fornendo specificamente i "mattoni" con cui è costituito il tessuto muscolare, allora sono più indicati i BCAA.
Se con allenamento in quota si intende un periodo di lavoro effettuato in modo costante ad una altitudine di 2000 metri, allora la risposta è SI.
La prima cosa non esclude la seconda. Recupero è un prodotto con una composizione molto complessa, la sua formula è volta allo smaltimento dei cataboliti da esercizio ed a porre le basi per la rigenerazione muscolare.
Ramtech rappresenta un nutrimento specifico per il muscolo, fornendo i "mattoni" con cui l’organismo effettua la rigenerazione muscolare. I due prodotti, in casi di allenamenti molto intensi, possono essere assunti anche insieme, visto che hanno un effetto sinergico.
Preparare i muscoli allo sforzo con un opportuno massaggio è importantissimo per poter essere performanti fin dai primi istanti di allenamento o gara.
Il Medico dello Sport è un laureato in Medicina che ha conseguito una specializzazione in Medicina dello Sport. E' quindi la figura più qualificata a trattare tutte le problematiche dello sportivo.
Pur non essendoci un'età "giusta" per cominciare a fare sport (molto, infatti, dipende dalla propensione del bambino), mediamente dai 4 anni in su si possono iniziare pressoché tutte le attività sportive individuali o di squadra, sotto forma di gioco.
La domanda, che può sembrare banale, è in realtà molto importante! Spesso, nel mondo sportivo, molti atleti sono portati a credere che basti fare attività fisica (ovvero movimento, sport...) per allenarsi! In realtà l'allenamento è lo svolgimento di un'attività fisica, condotta con una programmazione e la finalità di migliorare le caratteristiche fisiche dell'atleta! Effettuare attività fisica senza una programmazione, invece, non vuol dire allenarsi... tuttavia può essere salutare e utile per mantenere in forma l'organismo!
A dispetto di quanto molti atleti pensano, non esiste una “colazione perfetta”! Una buona colazione per lo sportivo deve essere energetica, facilmente digeribile e gradita all'atleta. All'interno di questi "paletti", sono possibili tantissime soluzioni. È fondamentale scegliere sempre alimenti di buona qualità, non restringere la scelta a poche proposte alimentari ed evitare di esagerare per paura di mangiare troppo poco.Certamente sì! Le noci, le mandorle e tutti la frutta secca ed oleosa ha un ottimo quantitativo di grassi "poli-insaturi", ovvero in grado di combattere molte tipologie di radicali liberi, spesso responsabili dell'alto stato di infiammazione generale dello sportivo. Il buon contenuto calorico, inoltre, le rende indicate anche per tutte quelle attività sportive di ultra endurance (trail, ultramaratone...) da effettuare in autonomia in cui è indispensabile portare con sé alimenti che possano trasferire molta energia.
Attenzione però: esagerare con questi alimenti senza effettuare molta attività fisica potrebbe portare ad accumulare un eccesso di grasso corporeo.
Gli integratori alimentari, come dice la parola stessa, sono delle associazioni mirate di nutrienti che “integrano” la dieta. Sono prodotti alimentari che apportano macronutrienti energetici (cioè carboidrati, proteine e grassi) o micronutrienti come vitamine e sali minerali. Nello sportivo sono importanti complementi per ottimizzare il rendimento nelle gare o negli allenamenti, a patto però che allenamento, riposo, alimentazione siano sempre ben curati.
Il podismo è un'attività che per la sua natura sottopone gli arti inferiori a grandissime sollecitazioni. Oltre ciò il dolore che si avverte ai muscoli delle gambe dopo una seduta di allenamento intensa può avere diverse origini:
- piccoli traumi muscolari dovuti all'impatto col terreno che si ripercuote sulle articolazioni e sulle masse muscolari;
- catabolismo, quindi distruzione, di una parte delle fibre muscolari a causa dell'usura generata dall'attività fisica;
- deposito di acido lattico nel muscolo, dovuto a sforzi ripetuti effettuati sopra la Soglia Anaerobica Ventilatoria.
Nessuno di questi casi rappresenta normalmente uno stato patologico: in tutti e tre i casi, il riposo e un'opportuna alimentazione contribuiscono a risolvere lo stato di dolorabilità.
Le vitamine sono micronutrienti essenziali per l'uomo, vanno quindi introdotte nella dieta regolarmente visto che l'organismo non è in grado di produrle autonomamente. Ogni vitamina, o gruppo di vitamine, ha ruoli differenti nel metabolismo.
L'attività sportiva aumenta il fabbisogno di questi importanti micronutrienti esponendo l'organismo a stress molteplici.
La vitamina C, ad esempio, è un potente antiossidante e contribuisce a bilanciare lo stress ossidativo generato dall'esercizio; ancora come esempio, le vitamine del gruppo B contribuiscono, tra le varie funzioni, alla trasformazione dei carboidrati in glucosio, rendendoli così disponibili per la produzione di energia.
E' noto che i grassi (molecole formate da lunghe catene carbossiliche) hanno una funzione di riserva energetica, ma è importante sapere che sono anche costituenti delle membrane cellulari ed hanno funzione di protezione degli organi interni. L'alimentazione non può prescindere dalla presenza di grassi, neppure quando si desidera perdere grasso corporeo. Alcune vitamine sono veicolate proprio dai grassi (vedi vitamina E e vitamina A).
Le caratteristiche di insaturazione, presenti nei grassi insaturi, abbondanti nell'olio d'oliva o nei grassi poli-insaturi (ad esempio gli Ω3 presenti nel grasso del pesce azzurro) possono aiutare a contenere i fenomeni infiammatori nell'organismo ed hanno anche un effetto antiradicalico. E' inoltre importante sapere che una dieta troppo povera di grassi, unita ad una attività fisica molto intensa, potrebbe generare scompensi ormonali, legati all'incapacità del nostro organismo di reperire i nutrienti fondamentali per produrre gli ormoni che regolano i processi vitali.
Le proteine sono macromolecole contenenti azoto. La loro struttura è piuttosto complessa ma può essere affermato che le loro unità costituenti sono gli amminoacidi. Le proteine nel nostro organismo hanno funzioni diverse: dalla ricostruzione dei tessuti muscolari alla rigenerazione di tutti gli annessi cutanei e tendinei, dall'importantissima funzione di trasporto (emoglobina) a quella di difesa (immunoglobuline) e a quella energetica. Sono coinvolte le proteine anche negli ormoni e nei neurotrasmettitori.
L'organismo umano ha necessità di proteine estremamente variabili a seconda dell'età: nell'infanzia e nell'adolescenza il fabbisogno proteico è più alto rispetto alla terza età. Inoltre, la tipologia e la quantità di attività fisica praticata determina una differente richiesta di proteine: gli sport di potenza hanno generalmente necessità di proteine superiori rispetto a quelli dove la componente aerobica è predominante.