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Era una domenica mattina come tante, ma quando mi svegliai alle h 6.00 per prepararmi per il mio giro in MTB, già avvertivo una strana sensazione. Verso le h 7.00 uscii di casa, era ancora buio e faceva freddo. Una volta in sella accesi il mio lettore Mp3 che "sparò" subito un profetico "Hells Bells" degli Ac/Dc. Avevo deciso di fare un giro nuovo, uno di quei giri che non si scordano facilmente. Il mio percorso si sviluppava su un dislivello di 2500 mt, quasi 90 Km tra monti, boschi e paesini abbandonati. Finalmente la luce del giorno, i primi deboli raggi del sole filtravano attraverso i rami degli alberi. Ormai avevo raggiunto la vetta del primo monte quando, all'improvviso, cominciò a tirare uno strano vento da sud-est. Le nuvole , cariche di pioggia, formarono velocemente una cappa nera che incombeva sovrana dal mare ai monti, ma soprattutto incombeva su di me. Le prime gocce non si fecero attendere. Iniziò a diluviare e ben presto si presentarono anche tuoni e fulmini. Il sentiero in breve tempo si trasformò in un torrente in piena, non riuscivo quasi più a vedere ed ero già completamente fradicio. Ormai non potevo più tornare indietro, dovevo proseguire. La nebbia aveva inesorabilmente inghiottito ogni cosa, lo sgomento si stava impadronendo di me. Io continuavo a pedalare non sapendo neanche più dove stessi andando. Il mio cellulare era completamente fuori uso, non potevo, non dovevo fermarmi. La pioggia scrosciava incessantemente, capii che cosa significasse "avere il cuore in gola" e quanto la mia sorte non fosse poi tanto diversa da quella di uno di quegli alberi che mi circondavano. Le mia capacità di biker furono messe alla prova più di una volta, il percorso era disseminato di ostacoli più o meno nascosti, trappole fatte di tronchi, rami spezzati , sassi sommersi e trascinati da quel fiume di foglie e fango. Anche il mio equilibrio mentale era messo a dura prova, pensai a Dio, alla mia famiglia, al mio destino. Le condizioni meteorologiche non accennavano a migliorare e questo aggravava sempre di più la mia situazione. Non so dire per quanto tempo pedalai. Ormai senza speranze, in lontananza mi sembrò di scorgere qualcosa, era un casolare, poco più avanti c'era l'asfalto: la mia salvezza. Il mio fisico stremato e la mia fedele compagna di avventura mi riportarono indietro. Erano passate più di dieci ore da quando uscii di casa a quando vi feci ritorno e ricordo che proprio nell'istante in cui varcai la soglia, mia moglie era sul punto di allertare i carabinieri. Ormai sono passati diversi anni da quell'esperienza e, sebbene ce ne siano sicuramente delle peggiori di questa, è difficile spiegare a parole la drammaticità di quei momenti. Posso dire che se si ha la fortuna di superarli, ci si sente paradossalmente grati per averli vissuti, perchè soltanto attraverso le difficoltà si riesce a diventare persone migliori. Da allora ho imparato che sia nello sport che nella vita...non bisogna mai fermarsi. |