Michele Strazzabosco - Fuoriclasse dell’Hockey

20/05/2009

Michele Strazzabosco grande protagonista del successo della nazionale italiana ai recenti campionati mondiali Gruppo B
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Ciao Michele.
Innanzitutto complimenti per il grande risultato raggiunto in Polonia. Dopo un solo anno di purgatorio nel gruppo B, la Nazionale Italiana è tornata nell’olimpo dell’hockey mondiale.
Raccontaci com’è andata
Michele:
E’ stata un’esperienza strana, avevamo una squadra sicuramente più debole del previsto a causa di molti giocatori infortunati.
Abbiamo puntato tutto sul gruppo e sull’unione di squadra per sopperire a questa mancanza tecnica.
Siamo riusciti a farlo molto bene e penso la vittoria sia nata, come immagino si sia visto anche dalle partite trasmesse in TV, proprio dal gruppo, questa è stata la nostra forza e siamo arrivati lontano
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La tua carriera è accompagnata da un palmares di grandissimo prestigio. Raccontaci tutti i tuoi successi:
Michele:
Il più importante è stato sicuramente il primo scudetto conquistato con Asiago, è stato il primo successo per Asiago come città ed è stata un’emozione incredibile non solo per me ma per il paese in generale, c’è stata infatti una settimana di festeggiamenti.
Altri successi sono indubbiamente stati le Olimpiadi, il coronamento del sogno di una vita, e l’esperienza in NHL in Canada a Buffalo, che anche se è andata male è stata quella che mi ha lasciato qualcosa più di tutte.

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Da bandiera dell’Asiago a capitano del Milano, prima della nuova esperienza a Cortina. Cosa ti sei portato a casa da ciascuna di queste esperienze della tua carriera?
Michele:
Con Asiago l’esperienza è stata fondamentale soprattutto per la mia crescita come giocatore, sono entrato in prima squadra a 17 anni e sono stato fortunato a trovare le persone giuste al mio fianco, a livello di allenatori e di compagni di squadra.
Andare a giocare a Milano è stato un cambiamento necessario per avere nuovi stimoli e per ripartire da capo. E’ l’esperienza che mi ha maturato di più come persona per l’ambiente e per la pressione che mi sono ritrovato addosso visto che inizialmente avevo tutto il pubblico contro. E’ stata una prova difficile a livello personale e caratteriale, ma allo stesso tempo fantastica: Milano me la sentivo proprio dentro.
Giocare a Cortina anche solo per un anno è stata una bella esperienza ma purtroppo finita male.
Mi dispiace perché c’erano i presupposti per lasciare un segno importante, purtroppo quando arrivi terzo non è quasi mai una stagione da ricordare, soprattutto quando la domini dall’inizio quasi fino alla fine.
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In Italia l’Hockey su ghiaccio è uno sport semi-professionistico. Negli anni ’90 abbiamo assistito ad un vero boom che sembrava destinato a farlo esplodere. Purtroppo questo non è accaduto. Come mai un gioco così spettacolare non riesce a decollare in Italia?
Michele:
Penso sia un problema di marketing, innanzitutto l’hockey è uno sport che in televisione rende molto meno che “live” e questa è una pecca, ci sarebbe dovuta essere da parte della federazione un po’ di promozione in più, come è avvenuto per il rugby negli ultimi anni.
Bisognava sfruttare l’onda d’urto degli anni ‘90 visto anche il livello tecnico invidiabile che c’è stato, molti giocatori stranieri più pubblicizzati non potrebbero neanche allacciare i pattini di tanti giocatori di una volta!

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Durante la tua carriera hai giocato a fianco e contro icone dell’hockey ghiaccio italiano, europeo e nord-americano tra cui numerosi professionisti della NHL. Quali atleti ricordi con maggiore piacere sia al punto di visto tecnico che da quello umano?
Michele:
una persona fondamentale per me è stata Franco Vellar che è stato capitano dell’Asiago per tanti anni, una persona con cui ho sempre avuto molto feeling. Ci siamo sempre allenati insieme per cui è stato un po’ il mio preparatore personale, avendo lui 10 anni più di me, ed è stato una guida veramente importante.
A livello di NHL penso che Chris Drury sia stata la persona che mi ha lasciato più il segno per la sua personalità e semplicità pur essendo uno dei giocatori più forti della lega, mentre a livello nazionale la triade Muzzatti, Busillo e Chitarroni che sono state figure fondamentali per il mio sviluppo come leader che come persona.
L’avversario più difficile da fermare Matt Cullen, quando era a Cortina aveva vermanete una marcia in più.

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Secondo la tua esperienza, quanto peso ha l’alimentazione per raggiungere buoni risultati?
Michele:
fondamentale, purtroppo son cose che si imparano con gli anni, finche si è giovani ci sa da meno peso, poi piu avanti con l’età si capisce l’importanza dell’alimentazione, ci vorrebbero delle persone che educassero al momento giusto per poterne usufruire meglio.
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Come hai conosciuto EthicSport? Senti benefici nel seguire uno schema di integrazione costruito su misura per uno sport come il tuo?
Michele:
Ho conosciuto EthicSport tramite il Dr. Di Montigny, che quando giocavo a Milano mi ha fatto provare un po’ di prodotti.
Mi sono trovato subito bene e sono ormai 2-3 anni che seguo uno schema di integrazione adatto a me.

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Un’ultima curiosità: gli appassionati amano questo sport ma molte persone, per lo più esterne all’ambiente, lo ritengono uno sport “violento”. Consiglieresti questo sport a ragazzini di giovane età?
Michele
: prima di tutto viene considerato uno sport violento, è sicuramente un gioco maschio, non è uno sport per signorine, è uno sport che ti forma prima di tutto come persona, facendo parte di un gruppo, e poi fisicamente, un giocatore di hockey sa darle e anche riceverle, una botta che può sembrare stratosferica per il pubblico è normalità per uno che sa come prenderla, poi gli infortuni capitano come in tutti gli altri sport, ma anche a livello di statistica l’hockey è uno sport molto meno pericoloso per esempio del calcio. 
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Grazie Michele, per il tempo che ci hai dedicato. Complimenti per i traguardi che hai raggiunto e un grande in bocca al lupo per la tua carriera!

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A cura di: Massimiliano di Montigny
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Foto di Carola Fabrizia Semino

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