Problemi causati nella MTB da una postura scorretta (1° parte) - a cura del dr. Virduzzo - dottore in Scienze motorie e Maestro AMI

11/05/2014
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Il presupposto indispensabile per una buona tecnica di guida è la corretta posizione in mtb, lo scopo essenziale oltre ad ottimizzare la pedalata permette di ridurre i rischi di patologie o deformazioni strutturali. Tra le varie posture che un ciclista può assumere sul mezzo possiamodistinguerne di semplicemente anomale e prive di rischi ingenti per il proprio organismo oppure di vere e proprie posture pericolose. Queste ultime saranno analizzate più nel dettaglio qui di seguito.

Posture pericolose
Le posture pericolose in generale sono causate da due fattori principali:l'eccessiva circonduzione della pedalata;l'eccessivo arretramento sella. Il primo è molto più diffuso oggi che in passato ed è provocato dall'utilizzo di pedivelle troppo lunghe rispetto alla struttura corporea; solitamente questo accade dopo l'acquisto di mezzi usati ed occorre subito fare giuste misurazioni della componentistica per evitare effetti collaterali. I risultati che si ottengono con pedivelle più lunghe sono inizialmente positivi con miglioramento 

della performance evidente, ma successivamente si va incontro a un “crollo” vero e proprio della muscolatura soprattutto nella fase finale di gara.

Il secondo è sinonimo di una distanza eccessiva tra punta della sella e linea verticale passante per il movimento centrale; quindi il bordo anteriore della rotula non sarà esattamente in verticale con il bordo 
anteriore della pedivella, ma si troverà 2-5 cmdietro. Col passare delle settimane questa postura scorretta causa sintomi e patologie anche gravi, in particolare si potrebbe verificare la seguente situazione: il ginocchio, che dovrebbe estendersi leggermente dopo la contrazione estensiva del quadricipite e del bicipite femorale, con l'arretramento del bacino, si apre precocemente anticipando l'azione di quest'ultimi, provocando così un sovraccarico a danno di questi muscoli con conseguente crollo del tallone in fase I di spinta.

Un'ulteriore postura pericolosa, in questo caso però non causata dai due fattori precedentemente elencati, è quella in punta di sella con conseguente bilanciamento anomalo sul mezzo. La posizione in punta di sella è solitamente causata da una distanza punta della sella- attacco manubrio eccessiva e questo costringe il ciclista ad avanzare. Come detto la conseguenza è un bilanciamento anomalo sul mezzo ed in particolare si verifica un sovraccarico sull'avantreno che a sua volta provoca una serie di eventi a catena dannosi per il nostro organismo: infatti, con un bilanciamento che non rispetti i parametri corretti (valori normali: 40% sulla ruota anteriore, 60% sulla ruota posteriore), si sovraccaricano le mani e i polsi che si troveranno in iperestensione (palmo della mano che forma un angolo retto con l'avambraccio) a causa dell'andatura in punta di sella.

La posizione corretta da mantenere sarebbe invece quella con la mano in appoggio in linea con l'avambraccio ed il pollice che abbraccia il manubrio. L'iperestensione delle mani e dei polsi provoca, soprattutto su percorsi sterrati, l'eventuale stiramento del nervo mediano o ulnare con ripercussioni dolorose e formicolii a volte irradiati anche a tutto l'avambraccio. Per di più è importante non dimenticare che gli stessi sintomi alle mani e ai polsi possono essere provocati anche da fattori di tipo tecnico e non posturale quali: pressione di gonfiaggio eccessiva, manubri con imbottitura scadente e posizione delle leve dei freni errata (troppo alte o troppo basse).

Fino ad ora sono stati trattati i corretti parametri di posizione, i componenti legati alla bici ed all'atleta e le dannose conseguenze derivate dal non rispetto di questi parametri o dall'assunzione di posture sbagliate. Ora è importante passare alla trattazione di quelle che sono invece vere e proprie patologie, che possono derivare dall'incompatibilità tra il ciclista e il suo mezzo o da un'errata regolazione della componentistica di quest'ultimo.

6.2 La condropatiafemoro-rotulea
La condropatiafemoro-rotulea è una degenerazione della cartilagine articolare del ginocchio, la quale, assieme al liquido sinoviale, deve garantire il funzionamento ottimale dell'articolazione. Tramite alcune analisi specifiche si è potuto dare un'idea di quali siano i carichi ponderali esercitati sulle superfici articolari durante la pedalata: quando la gamba esegue una flessione sulla coscia di 130° la pressione sulla rotula e di 260 kg/cm2 mentrecon una flessione di 90° la pressione arriva addirittura a 900 kg/cm2.
Nel ciclismo queste pressioni vengono ulteriormente maggiorate nel momento in cui si ha un'altezzasella troppo ridotta e una lunghezza pedivelle troppo accentuata; in queste condizioni di iperflessione del ginocchio, con una pressionefemoro-patellare aumentata, la cartilagine femoro- rotulea può andare incontro ad usura precoce e successivamente a degenerazione, ovvero condropatia.

Il sintomo principale è un dolore riferito alla parte anteriore del ginocchio in sede rotulea che si presenta dopo lo sforzo o anche dopo alcune ore dallo stesso; è inoltre possibile percepire questo dolore nelle azioni di vita quotidiana quale la discesa delle scale o nella guida dell'automobile a causa della posizione flessa assunta.
E' importante non sottovalutare questi sintomi, come fa la maggior parte dei ciclisti, ma consultare uno specialista per le cure necessarie. Quest'ultime consistono in riposo, antinfiammatori, ghiaccio per il dolore e fisioterapia: in particolare è importante rafforzare il vasto mediale con esercizi statici per il quadricipite. Una volta rafforzato il muscolo a sufficienza è possibile riprendere l'attività con gradualità, dapprima con l'assunzione di posizioni di scarico rotuleo e successivamente con assunzioni di posture più classiche e adeguate alla propria persona. 




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